PIETRO CUPPONE

presenta

NOBODY’S HOME

Maxy Sound

un’esperienza musicale autentica, dove la chitarra è protagonista in una serie di tracce che spaziano tra atmosfere intime e suggestive, creando un legame emozionale con l’ascoltatore.

ASCOLTA IN STREAMING

Pietro Cuppone è un chitarrista e performer veronese, nato nel novembre del 1990, noto per la sua abilità tecnica e la profondità emotiva nelle sue composizioni. La sua musica unisce influenze che si evolvono nel tempo, ispirate dalle esperienze di vita e dai viaggi, e caratterizzate da melodie evocative e armonie ricercate.

Attualmente impegnato in una intensa attività live a Dubai, Pietro Cuppone si prepara a lanciare il suo primo album solista, un disco strumentale che raccoglie una selezione di brani inediti scritti e interpretati da lui stesso. L’album segna un’importante tappa della sua carriera e testimonia la sua visione artistica più matura e personale, frutto di un lungo processo creativo.

Con questo lavoro, Cuppone vuole offrire un’esperienza musicale autentica, dove la chitarra è protagonista in una serie di tracce che spaziano tra atmosfere intime e suggestive, creando un legame emozionale con l’ascoltatore.

L’INTERVISTA

[09:12, 01/04/2025] Maxy Sound: SCATOLE PIENE

In salita o in discesa. I percorsi artistici si sviluppano sempre tra mille peripezie, vuoi raccontarci le tue?

Eh…. Ho sempre avuto un po’ lo zaino sulle spalle ultimamente. E’ parte di me ed è diventato uno stile di vita che nel tempo ho imparato ad accettare e ad accogliere. Più cerco di stabilirmi, più questo richiamo a questo mio vagare mi perseguita e imparare a conviverci non è stato facile.. Ancora peggio è quando cerchi di spiegarlo a chi ti vuole bene e ti vuole stare accanto. Tanti dei miei brani partono da questa condizione.

Quali sono le tue influenze artistiche?

Ho amato e amo talmente tanti tipi di musica che è difficile farti un elenco che abbia un senso, te ne cito alcuni che hanno senz’altro a che fare con le influenze di…

[09:12, 01/04/2025] Maxy Sound: OLTRE LE COLONNE –

Mi dici qualcosa sul titolo dell’album?

Nobody’s Home significa nessuno è in casa. E’ una sensazione che ho quando mi trasferisco in un posto nuovo. Cambio casa spesso per il mio lavoro. Ed è come se cominciasse tutto di nuovo. Alienante da un lato, d’ispirazione da un altro punto di vista.

Dal punto di vista del concept come definiresti questo album?

Credo sia un album per tutti, non vuole essere un album per chitarristi. Ho usato la chitarra perchè sono prevalentemente un chitarrista ma per dirti, ho suonato anche la batteria, ho cantato, ho suonato il Cajon. Ho voluto fare musica.

E’ una colonna sonora di vita vissuta e credo sia pure un buon antistress.

E’ un album di quiete.

Qual è il brano a cui sei più legato?

Se riascolto Secrets of Yerevan mi spacca ancora il cuore. E’ una parentesi di vita vissuta recente e credo sia una fotografia sincera ed efficace di quel periodo.

E quello che ti ha fatto penare di più nella sua chiusura?

Barça è stata dura..ci è voluto un po’ per finirla e alcune cose sono venute a galla direttamente in studio, menomale che c’è stato Davide ad aiutarmi! L’altra un po’ complessa è stata A Walter per delle questioni di risoluzioni armoniche che non mi convincevano. Poi ho trovato una quadra.

Ho letto che vivi a Dubai… Il disco è stato concepito li o eri in Italia quando hai scritto i brani. Se l’hai fatto a Dubai quanto ha inciso vivere in una città come Dubai?

I brani concepiti nel mentre che mi trovavo a Dubai sono stati: Madrigale, Iris, Sectres of Yerevan, A Walter e anche Caricia I e II.

Vivere a Dubai devo dirti che ha inciso parecchio, è un posto dove puoi sperimentare tanta solitudine e la solitudine è spesso amica di alcuni stati d’animo che facilitano la fase creativa. Senza poi contare le influenze che può avere sulla stesura, vivere in un paese arabo, come nel caso di Secrets of Yerevan che, seppur ispirata all’Armenia, presenta uno stile senz’altro contaminato anche da questo.

Questo lavoro è molto spirituale secondo me e sembra un invito a riscoprire il nostro senso di umanità, a ritrovare compassione, solidarietà e speranza, in un mondo sempre più alienato dall’eccesso e dalla logica della crescita a ogni costo.

c’è ancora speranza per rimanere umani? Attraverso cosa? La religione, la musica, la solidarietà o comunque non c’è da preoccuparsi perché come dice il WEF non avremo niente ma vivremo felici?

Mi fa molto piacere che passi questo, perché è esattamente il senso che volevo dare a questo lavoro. Dire all’ascoltatore: “Stop, fermati, ascolta, respira”.

Era un’idea in principio, è diventato un bisogno poi, quando mi sono trasferito a Dubai, che è una città velocissima. Riguardo ciò che mi chiedi: non saprei.

Credo che concentrarsi su ciò che ci fa sentire ancora umani, figli della Terra, sia un bene e, per alcuni, una vera e propria esigenza.

Le nostre percezioni, i nostri istinti ma anche le bugie che ci raccontiamo da soli a volte, il romanticismo, la fantasia con cui possiamo reinventare e reinterpretare la realtà per farne arte, la nostra percezione.. Tutte caratteristiche e peculiarità sempre più rare e preziose che lasceranno sempre più spazio alla conveniente razionalità, efficienza, rigore. Tutto così freddo..

Ascoltare aiuta a rimanere umani, certo.

Riguardo al WEF, non sapevo cosa fosse e l’ho googolato. Ti dirò, non mi sembra una congrega di frati francescani, mi fiderei senz’altro più di loro, riguardo a una frase del genere.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.